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sabato 17 luglio 2010

RODOTA’ SU REPUBBLICA: SUI MATRIMONI GAY VA CAMBIATA LA COSTITUZIONE. E CALA IL SILENZIO

E’ davvero molto strano che a due giorni dalla pubblicazione su La Repubblica di un importantissimo editoriale di Stefano Rodotà, tra i più stimati e accreditati giuristi italiani, ci sia un silenzio innaturale soprattutto rispetto ad un’affermazione che dovrebbe invece sollecitare un gran dibattito. Il giurista nel suo editoriale sostiene con forza la necessità che finalmente anche in Italia si arrivi al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, parlando chiaramente del matrimonio gay, e svolgendo un’attenta analisi sulla situazione italiana e la normativa europea. Nel suo articolo Rodotà scrive, senza tanti giri di parole: “Si sottolinea (la sentenza della Corte Costituzionale, ndr) che le norme attuali, che vincolano il matrimonio alla differenza di sesso, non possono essere superate attraverso una interpretazione dei giudici costituzionali. Questo vuol dire che, preclusa al giudice, la via del mutamento dell’articolo della Costituzione sul matrimonio, per renderlo compatibile con le unioni omosessuali, potrebbe essere percorsa dal legislatore. Si può obiettare che una revisione costituzionale in una materia così scottante appare improbabile”.
Rodotà prosegue: “E qui interviene la seconda affermazione, che mostra come non sia corretto prospettare un’incompatibilità assoluta tra il modello del matrimonio tradizionale e quello dell’unione omosessuale. È sempre la Corte che parla: «Può accadere che, in relazioni a ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale». Una barriera è caduta. Il Parlamento non potrà usare l’argomento, utilizzato in passato, di un presunto obbligo di non creare “contiguità” tra disciplina del matrimonio e disciplina delle unioni di fatto”.
Tradotto in modo brutale, e mi scuso persino offensivo rispetto al dotto argomentare di Rodotà: per arrivare al matrimonio gay il Parlamento deve cambiare la Costituzione, sulle unioni civili, ancorché contenenti quasi tutti o tutti i diritti e doveri previsti per il matrimonio etero, si può procedere per via ordinaria.
La presa di posizione è talmente importante, che è davvero incredibile, che sui media lgbt, ma anche nelle mailing list del movimento e delle varie associazioni, sia calato un silenzio, forse un po’ imbarazzato. Stefano Rodotà è la più illustre personalità del gotha dei giuristi, da sempre amico e sostenitore delle battaglie del movimento lgbt italiano, è direttore scientifico della Rete Lenford, con Arcigay collabora da decenni nella costruzione di proposte legislative e campagne sociali. Insomma la sua opinione sulla sentenza della Corte Costituzionale, meditata e corroborata dal solito sostegno normativo, è decisiva e ha il sapore della pietra tombale su tutte le interpretazioni fornite da alcune associazioni lgbt all’indomani del no della Corte Costituzionale ai matrimoni gay.
L’opinione di Rodotà non conferma forse, che la campagna di affermazione civile ha alla fine prodotto quello che solo pochi cercavano di impedire (generalmente inascoltati): un diniego da parte della Corte Costituzionale, quindi, l’impossibilità almeno per i prossimi anni di chiedere il matrimonio gay? Se questo è, qual è ora la strategia? Bloccata per ora la magnifica macchina da guerra della via giuridica, cosa s’intende fare? Quale iniziativa nei confronti del Parlamento?
Vi è poi da rilevare che la possibilità che il Parlamento modifichi l’articolo 29 della Costituzione in senso positivo non è solo improbabile, ma una richiesta in questo senso potrebbe far riemergere iniziative per ora in sonno, che da qualche tempo chiedono che quell’articolo sia riscritto in senso restrittivo, specificando che il matrimonio è solo tra uomo e donna (proposta Lega). L’attuale quadro politico da ragione più alla seconda ipotesi…
Possiamo certamente (dobbiamo) continuare a rivendicare il matrimonio gay, ma su quale concreta proposta si pensa di convincere e mobilitare prima di tutto la comunità lgbt e poi la società tutta per il prossimo medio periodo? Il silenzio o peggio balbettii non possono essere ammessi: quando la realtà cambia (soprattutto non favorevolmente anche a causa d’iniziative perlomeno incaute) bisogna saper dire la verità… vedremo.


by Francesco Zanardi

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