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sabato 14 agosto 2010

OSCAR WILDE


E' impossibile non esprimersi con parole di entusiasmo quando si parla dell'opera di Wilde. L'arte di Oscar Wilde ha raggiunto altezze vertiginose. Il suo astro ha brillato molto intensamente e gli uomini non l'hanno fissato. Ma una nube nera si è interposta e tutti si sono sentiti in diritto di giudicare e disprezzare l'uomo e l'artista. Purtroppo i suoi contemporanei inglesi non compresero la sua arte né la sua vita. Wilde ha messo il suo genio nella sua vita. Anzi egli stesso disse che la sua vita era la sua opera d'arte. Questa frase che lo doveva assolvere lo fece condannare.

Ma la nube nera è sparita e l'astro brillerà per molto e molto tempo ancora. Perché Wilde ha scritto non tanto per i suoi contemporanei quanto per i posteri. Egli ci ha detto delle cose la cui bellezza sarà analizzata un po' per volta; ha lasciato profumi fortemente concentrati che dureranno nel tempo e giaceranno sempre. Tutti i letterati dal '900 ad oggi hanno attinto all'opera di Wilde; tutti attingeranno anche in seguito. Molte cose scritte da Wilde sono frutto del suo genio che gli permetteva di dare la sua impronta a tutto. Anche alle cose inverosimili e senza senso dette bellezza. Spettatore della sua stessa vita, riconobbe la propria potenza e si educò e si migliorò. Godeva egli stesso della sua creazione libera, senza impacci di scuole, di norme, di tradizioni.

Perciò preferì la conversazione della quale fu principe, perciò preferì l'arte dello scrivere alle altre belle arti. Leggendo Wilde si ha la netta impressione dell'artista che foggia con la parola cose meravigliose. I suoi paradossi non saranno più tali domani; ma, pur potendo essere oggetto di discussione, sono bellissimi. Non si può definire l'opera di Oscar Wilde con le definizioni fino ad oggi sufficienti.

RALF KOENIG


BIOGRAFIA


Quando una persona compie quarant’anni riassumere gli eventi della propria vita e il proprio lavoro diventa complicato, ecco perchè scelgo la via più facile e mi rifaccio a quanto pubblicato sulla versione tedesca di Wikipedia che è, per altro, molto esaustiva. (Be’ non riguardo a dettagli compromettenti su sesso, droga e rock’n’roll che comunque anch’io, a causa della droga faccio fatica a ricordare)




"Ralf König nasce l’8 Agosto 1960 a Soest in Westfalia.
Frequenta la scuola superiore di Werl, terminata la quale fa un apprendistato come falegname. Nel 1979, anno del suo coming out, crea le sue prime storie brevi a fumetti, fortemente influenzate dal fervore attivista dei movimenti gay del tempo, che vennero pubblicate sulla rivista underground di Monaco, “Zomix” e sul periodico gay “Rosa Flieder”. In seguito decide di continuare gli studi all’Accademia Nazionale d’Arte a Düsseldorf dal 1981-1986 specializzandosi in pittura.




Nel 1981 vengono pubblicati i suoi primi racconti a fumetti Sarius, Das sensationelle Comic Book e SchwulComix, che documentano la sua ricerca di uno stile individuale dimostrando una sensibilità estetica che spazia dal dal naturalismo al fantasy all’underground. Dal1983 al 1985 crea la serie Bodo und Heinz per una rivista sul lavoro e la sicurezza nelle miniere tedesche.




Con la pubblicazione da parte dell’editore Rosa Winkel di SchwulComix 2 nel 1984, König definisce il suo stile e ci presenta quelli che saranno i suoi personaggi preferiti: influenzato dal minimalismo grafico di Claire Bretécher, con sarcasmo e ironia ritrae la vita quotidiana della sottocultura gay in forma di storie brevi. Nel 1985 e 1986 appaiono altri due volumi di SchwulComix che rendono König noto come fedele cronista della cultura gay.




Segue nel 1987 la sua prima storia lunga, Kondom des Grauens (Condom assassino), una parodia di una detective story, ripresa nel 1990 con Bis auf die Knochen. Lo stesso anno esce Der bewegte Mann (Tutti lo vogliono), fumetto attraverso il quale König esce dal confine della scena gay e si presenta a un pubblico più ampio. Der bewegte Mann divenne un fortunatissimo film nel 1994. Visto da 6,5 milione di spettatori è, infatti, uno tra i maggiori successi di sempre tra i film tedeschi.
Nel 1988 è la volta di Pretty Baby.




Un’ottima alternativa alle sue divertenti strisce umoristiche è per König il formato graphic novel che gli permette di spingersi anche nella creazione di adattamenti satirici di temi classici come Aristofane (Lysistrata del 1987 diventato un film nel 2002) e Shakespeare (Jago del 1998). Protagonista delle sue storie, in ogni formato, è spesso l’eterogenea coppia formata da Conrad e Paul (creati nel 1990 per la rivista gay “Magnus”). Entrambi i personaggi hanno diverse caratteristiche del loro creatore il quale si è spesso servito di loro per rappresentare la quotidianità della vita gay. In Super Paradise (1999) ha affrontato il tema dell’ Aids, mentre in Sie dürfen sich jetzt küssen (Lo sposo baci la sposa del 2003) quello del matrimonio gay.




Nel 1989 König crea otto fumetti per l’Associazione Tedesca di Prevenzione dell’AIDS. Nonostante il suo grande successo il 1990 porta con sé anche molte critiche e vede l’inizio di una serie di azioni legali volte a censurare i suoi lavori. Nonostante nel 1992, l’Autorità Tedesca a tutela dei minori, riconoscendone i contenuti artistici, avesse archiviato ogni azione contro il suo Bullenklöten! (Palle di toro!), nel 1996 il pubblico ministero di Meiningen diede il via a un’ampia investigazione in tutta la Germania che portò alla confisca di materiale in più di 1000 librerie. L’obiettivo principale in questo caso era Kondom des Grauens (Killer Condom) ma furono confiscati anche fumetti di altri autori, tra i quali persino Maus di Art Spiegelman. Il processo però non ebbe mai luogo.




Con Roy & Al nel 2004 Ralf König perlustrò nuove strade usando per la prima volta degli animali come personaggi principali, i due cani di una coppia gay. Durante il 2005 e il 2006 scrisse il suo lavoro più grande Dschinn Dschinn, pubblicato in due volumi, sul fenomeno dell’ islamismo radicale. In questo periodo, oltre alla sua regolare produzione di albi a fumetti, König si dedica alla creazione di storie brevi per il mensile gay “Männer aktuell” e per il francese “Fluide Glacial” che più tardi saranno raccolte nei volumi Suck my Duck! (2004) e Trojanische Hengste (2006).




Le storie di Ralf König sono divertenti ma non mancano mai di trasmettere messaggi profondi attraverso i quali l’autore cerca di combattere i pregiudizi nei confronti di gay e lesbiche, e di contribuire alla creazione di una società più liberale. I suoi libri sono stati tradotti in 13 lingue e hanno venduto più di sette milioni di copie facendone l’autore di fiction gay più famoso al mondo. Quattro dei suoi fumetti hanno avuto una versione cinematografica o teatrale, in alcuni casi, persino di teatro delle marionette.




Nel 1992 König riceve il premio Max und Moritz come miglior Artista durante il Festival del Fumetto di Erlangen. A questo seguono numerosi premi internazionali tra i quali il Prix Alph’Art come Miglior Storia all’edizione francese di Wie die Karnickel (Come conigli) al Festival di Angoulême come anche il Premio miglior storia lunga per l’edizione italiana di Bullenklöten! (Palle di toro!) al Festival di Lucca.




Nel 2006 Ralf König è nuovamente insignito del Premio Max und Moritz (Premio Speciale della giuria) per la sua coraggiosa presa di posizione durante la spinosa questione delle strisce umoristiche su Maometto del giornale danese “Jyllands-Posten”.




Di seguito i titoli tradotti in Italia:



- Conrad & Paul (Blue press)

- Il condom assassino (Mare nero)

- Super Paradise (Kappa Edizioni)

- Palle di toro (Kappa Edizioni)

- Roy & Al (Kappa Edizioni)

- Lo sposo baci la sposa (Kappa Edizioni)

- Tutti lo vogliono (Kappa Edizioni)

- Come conigli (Baldini Castoldi Dalai editore)

- I nuovi uomini (Kappa Edizioni)




giovedì 5 agosto 2010

LETTERA AL SINDACO DI PESARO

P.za del Popolo - Pesaro

Gentile Sindaco,


sono il direttore del coro gay bolognese Komos. Come forse ricorderà, qualche tempo fa il concerto che da mesi eravamo stati invitati a tenere all'interno della rassegna Vespri d'Organo a Cristo Re è stato annullato in maniera improvvisa e piuttosto maleducata dall'arcidiocesi di Pesaro, principale ente finanziatore della rassegna. In quell'occasione, se il vicepresidente della Provincia ha criticato il gesto dell'arcidiocesi, due esponenti delle istituzioni locali, uno della maggioranza ed uno dell'opposizione, hanno applaudito, deprecando la scelta della direzione artistica della rassegna e la nostra stessa esistenza. Qualche settimana dopo tutto il comune ha bocciato l'istituzione di un registro delle coppie di fatto, un provvedimento utile anche alle coppie eterosessuali, ma visto in Italia come un'apertura verso gli omosessuali.


Il messaggio che le istituzioni pesaresi mandano alla popolazione è molto chiaro: a Pesaro è del tutto legittimo pensare che l'omosessualità sia qualcosa di osceno che deve essere nascosto. Ora una coppia di due ragazzi gay è stata aggredita a Pesaro. Sono abbastanza convinto che perfino il vicepresidente del consiglio comunale Tartaglione pensi che picchiare la gente non sia tanto civile. Ma sono anche convinto che, mentre si sporcavano le mani prendendo a pugni i due invertiti, i tre aggressori sentivano la forza di tutta una società dalla loro parte. Come si dice, si punisce uno per educarne cento, no?


Capisco benissimo che c'è una Codice Penale in questo paese, ma, se per disgrazia si arrivasse a identificare questi tre eroi, penso che sarebbe il caso di fare un'eccezione. In fin dei conti, forse con troppa irruenza, hanno voluto interpretare i vostri ordini.


Ogni azione ha delle conseguenze e tanto più se viene compiuta da qualcuno che ha un ruolo istituzionale. Bisogna avere il coraggio di prendersi le proprie responsabilità. Vi fu un tempo un altro eroe italiano, di cui fino a qualche tempo fa si diceva male ma oggi è celebrato come grande statista, che il 3 gennaio 1925 pronunciò alla Camera queste parole, piene di verità:
"Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l'ho creato".


Paolo V. Montanari